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Iis Senorbì

Di seguito si riporta una breve descrizione degli spettacoli teatrali che saranno rappresentati per i nostri studenti:

Teatro Del Segno

GAP: GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO

Di e con Stefano Ledda

Lo spettacolo nasce dall’intenzione di mettere una lente di ingrandimento sul fenomeno del gioco d’azzardo tecnologico, mostrando come il “passatempo innocuo” del videopoker può diventare con facilità dipendenza patologica “sulla pelle della percentuale difettosa”.

La pièce prende corpo attraversando un lungo periodo di documentazione e nove mesi di interviste. È dunque una storia reale fatta di nomi, mogli, posti di lavoro, figli, amicizie, quella che si svolge davanti al pubblico in una scena scarna fatta disegni brevi ed essenziali.

Segni che non lusingano la poesia, ma si impongono come snodi freddi e reali di una storia-vita, che “accadendo” sul palcoscenico racconta la claustrofobia ciclica della dipendenza.

 

 

Cada Die Teatro

LA BELLA GIOVENTÙ: FAMIGLIA PUDDU E TZIA TERESA

 

Famiglia Puddu

di e con Pierpaolo Piludu

Nel 1943 Cagliari visse alcune delle giornate più tristi della sua storia: i B17, le “fortezze volanti”

americane bombardarono ripetutamente la città distruggendo interi quartieri e trasformandola in un

enorme campo di battaglia.

La guerra vista attraverso gli occhi di un bambino. Un bimbo down che ha la sfortuna di avere un

padre estremamente ignorante e non certo un “campione di sensibilità”.

Giovanni Battista Puddu, factotum del Tribunale di Cagliari, trascorre il suo tempo imparando a

memoria le frasi del duce; la sua massima aspirazione è quella di poter dare alla patria uno, due, tanti

figli maschi… da mandare a conquistare l’impero! Così quando, il quarto anno di matrimonio, dopo due

femmine, la moglie finalmente gli dà il primo maschietto… Giovanni Battista non sta più nella pelle. La

felicità però, nel giro di un paio di mesi, si trasforma in disperazione: l’uomo scopre che il tanto atteso

figlio maschio ha dei grossi problemi mentali; non potrà di certo vederlo sfilare con la divisa da Balilla.

Decide così di tenere il piccolo nascosto a casa, come se fosse una vergogna.

Paradossalmente, sarà grazie alla guerra, agli allarmi che dal 1943 incominciarono a risuonare in tutti i

quartieri di Cagliari, che il bambino potrà uscire per la prima volta dalla sua casa-prigione, correre

felice per le strade del quartiere di Villanova sino al rifugio del Terrapieno e conoscere un mondo che

sino ad allora gli era stato tenuto nascosto.

Tzia Teresa

di e con Alessandro Mascia

Questo lavoro è nato da uno studio sugli anni ’40, la guerra, il periodo della Resistenza in Italia.

Inizialmente il mio intento era di scrivere su un personaggio reale, Leandro Corona, di Villamassargia,

arrestato e fucilato nel 1943, come disertore. La storia di quel giovane morto perché non volle

uccidere o farsi uccidere, mi piaceva molto. Corrispondeva ad un’immagine di eroe a me vicina. Però

capii subito che forse non era giusto inventare una storia su una persona di cui non sapevo quasi

nulla.

Così decisi di fare un viaggio insieme a Leandro, ricostruendone gli ultimi mesi, attraverso gli occhi e i

senimenti di un personaggio totalmente inventato, Teresa, una donna sarda, ingenua e innamorata.

Sarà l’amore, il filo rosso che dipanandosi darà vita al racconto.

Tzia Teresa, oramai settantenne, ricorda durante un malore, tutta la sua vita, il suo primo incontro con

Leandro, le feste e l’amore, la paura e la guerra, il suo viaggio per ritrovare il suo ragazzo arrestato.

Tutto questo attraverso momenti di canto, di poesia in sardo, di puro racconto evocativo.

 

AMICI PER LA PELLE

di e con Giancarlo Biffi

musiche di  Gavino Murgia

disegno luci Giovanni Schirru

tecnico del suono Giampietro Guttuso

 Stesse storie, medesime aspettative, illusioni e passioni di tanti giovani sciolti nel mondo… in un corpo a corpo di suoni e parole tra un attore e un musicista, per raccontare l’amicizia di due ragazzi ritrovandosi a camminare lungo le strade del mondo scoprono che l’amicizia è qualcosa d’importante, anche forse più dell’amore…

Essere amici, nascere nello stesso anno in un paese di provincia e insieme dall’infanzia alla maturità condividere delusioni e speranze.

Desiderio di fare e gioia di essere, nell’immortale impulso che fa sentire amici anche chi non si conosce personalmente ma lo si apprezza per il suo saper fare musica o per la militanza politica. Amici tra amici per giorni condivisi, per emozioni non ancora dimenticate. Io e Patatina insieme a tutti.

 La vigilia della notte di natale del ’76 in una casa di un piccolo paese della provincia di Milano giunge da New York un disco. In copertina c’è il volto di un giovane, il suo nome è Jaco Pastorius.

I due ragazzi che si trovano fra le mani il disco, quel Pastorius non lo conoscono ma ascoltato il vinile si rendono subito conto che sono probabilmente di fronte ad un gigante, forse il più grande bassista del mondo. Prima di lui nessun suonando il basso elettrico li aveva emozionati a quel modo.

Inizia così un viaggio nella musica, tra droghe e contestazione, ansie e timori nella fatica e scoperta del diventare adulti, o anche del non poterlo diventare, come accadrà a Franco Serantini massacrato dalla polizia a Pisa nel maggio del 1972.

In compagnia di due ragazzi andremo a conoscere la vicenda umana di altri due giovani venuti al mondo nello stesso anno, di un ragazzo di Cagliari nato sfortunato, Franco Serrantini e del grande bassista Jaco Pastorius.

Raccontare le loro storie per narrare le direttrici, gli angoli, gli attraversamenti esistenziali di tanti giovani che hanno creduto per davvero che con il loro agire, il mondo poteva essere cambiato.

Vite percorse sul filo.

Esperienze estreme di giovani che volevano fare della vita un unico grande concerto; vicende personali intelaiate nel tessuto sociale di giovani convinti che l’esistenza era da consumare bruciando il futuro. Tutto e subito!

Quel che concedeva occorreva afferrarlo immediatamente senza esitazioni.

Un essere, uno stare, sulle onde di un turbinio di note che preannunciava quella che sarebbe poi stata la sconfitta di un’intera generazione.  

 Un viaggio tra musica e parole in compagnia di due ragazzi che una volta incontrata la vita non l’abbandoneranno più, purtroppo altri non hanno avuto la stessa fortuna.

 

Teatro di Sardegna

IL CANTO DELL’ISOLA BAMBINA

Diari di un viaggio

da Lawrence, Von Maltzan, La Marmora, Satta e altri e dai cantos de foghile

drammaturgia di Guido De Monticelli, Anna Zapparoli e Rosalba Ziccheddu

con Maria Grazia Bodio, Lia Careddu, Isella Orchis, Cesare Saliu

Chi arriva nell’isola dal mare e poi riparte, è indubbiamente uno “straniero” viaggiatore, agli occhi di coloro che stabilmente rimangono.

Il canto dell’isola bambina. Diari di viaggio, parte proprio da qui: dai diari di alcuni dei numerosi viaggiatori che hanno attraversato la Sardegna, cui fan da contrappunto le voci che sgorgano dalla cultura dell’isola, e da coloro che a volte l’hanno attraversato, il mare, ma sono tornati. Allo sguardo dello “straniero”, quindi, sarà affiancato quello dei suoi scrittori ma anche dei suoi miti, delle più straordinarie fiabe sarde, i contos de foghile, capaci di concentrare nello spazio di una pagina tutto un mondo.

Lo spettacolo percorrerà idealmente gli  itinerari dei viaggiatori che dall’Ottocento, giù giù fino al secondo Dopoguerra, approdarono sull’Isola da paesi lontani. Erano, quei viaggiatori, turisti ante litteram trascinati dalla passione per l’avventura e per la scoperta, piombati dalle più varie regioni d’Europa in un continente sconosciuto e diverso che percorrevano su mezzi di fortuna, gli omnibus, i carri trainati, e quel trenino con cui oggi, salendo a Tortolì, ci si può inerpicare su fino a Mandas, lungo il tragitto che porta il nome dello scrittore inglese D. H. Lawrence. Era come approdare sulla luna, ci dice Giuseppe Dessì, e, proprio come sulla luna, scoprire un’altra faccia che gli uomini non hanno mai visto: «un mondo preistorico ancor vivo, coesistente con le forme moderne della civiltà».

Abbiamo la sensazione, se ripercorriamo quelle testimonianze, che la “lontananza” della Sardegna, quella sua eterna “preistoria” rappresenti, in realtà, per quei viaggiatori, una zona dell’animo, un luogo, invero assai familiare, in cui ciascuno di loro, nei modi più diversi, rintracciava qualcosa delle sue radici.

 

Unosuepsilonallasettima

FRIGORIFERI DELL’ALTRO MONDO

Un viaggio nella quarta dimensione

Idea e Testo: Gianluca Bande, Renzo Caddeo, Giancarlo Demontis, Stefano Montaldo, Monica Musio e Paola Piu In scena: Gianluca Bande, Stefano Montaldo e Monica Musio Realizzazione e montaggio dei video: Fabrizio Aroni Riprese video della lezione: Ennio Madau Regia: Giancarlo Demontis

Lo spettacolo ha come idea centrale la matematica in uno dei suoi aspetti più intriganti: la dimensione dello spazio ambiente e le sue implicazioni sulla nostra percezione della realtà. Viviamo nella terza dimensione oppure riusciamo a percepire “solo” la terza dimensione? Questo è il dilemma che il protagonista si troverà ad affrontare.

 

Il crogiulo

GENE MANGIA GENE

Di e con Rita Atzeni

Lo spettacolo, sintesi della raccolta di una miriade di informazioni, ci conduce per mano, attraverso un “universo globale”, fatto di mucca pazza, mais transgenico e scarti industriali utilizzati per arricchire gli alimenti. In altre parole, un tentativo di indagine nel vivere contemporaneo, uno sguardo insieme: ironico, intransigente e complice sui grandi problemi dell’era del consumismo.

 

Teatro Dallarmadio

IL FORMICAIO

Con Fabio Marceddu e Diego Milia Elementi scenografici Paoletta Dessì Elementi coreografici Donatelle Cabras I testi de “La vera storia della cicala e la formica son di Fabio Marceddu.Antonello Murgia-Tiziana Pani Ideazione scenica, regia e musiche originali Antonello Murgia

E’ un divertissement teatrale, un gioco che affonda le sue radici nel reading letterario contaminato da elementi di Sacra Rappresentazione, che si serve della favola nota favola della Cicala e la formica per indagare il mondo ai confini dell’umano, dove arranca la “Nuova Umanità” o per meglio dire, l’uomo nuovo. Quattro moduli distinti uniti da un unico filo conduttore che si snoda attraverso degli appuntamenti musicali, in cui gli attori cantanti si immergono per guardarsi dentro e non riconoscersi. La drammaturgia originale, nella sua composizione e’ di Fabio Marceddu.

 

Effimero Meraviglioso

VOLEVO VEDERE IL CIELO

di M. Carlotto – regia M.A.Calvisi con M. Merisi    

Una donna, di cui non si conosce neanche il nome. Si sa invece che il marito si chiama Arturo, un brav’uomo, grande lavoratore, “sempre su e giù col muletto”, ormai rassegnato alle avversità della vita. Curiosamente non si conosce neanche il nome della figlia, “la ragazzina” che cerca in tutti i modi di sfuggire dalle grinfie della madre che la vorrebbe velina o concorrente del Grande Fratello, anche battona purché non come lei frustrata e infelice,. Un’infelicità annega nel vermouth, unico sollievo ad una vita grigia da discount, offerte speciali e sogni consumati nel cesso. Non occorre un accadimento eclattante per far scoppiare il dramma. Il dramma è covato dentro, pronto a esplodere perché alimentato giorno per giorno dall’angoscia di una quotidianità vissuta nella speranza di un riscatto che solo “la ragazzina” ormai può offrire. Nel testo l’ambiente è quello della periferia torinese, nella messinscena la donna è una borgatara romana. Ma la radiografia di uno spaccato della società di oggi dove si alimentano i falsi miraggi, i luoghi comuni, gli stereotipi del successo e della felicità, non cambia perché non cambia il senso di desolazione e di miseria culturale e morale. “Volevo vedere il cielo, almeno un pezzettino..” dice la donna con amarezza. Ma per lei il cielo non c’è mai stato nella sua stanza, come nella canzone…“Io volevo solo che la mia ragazzina fosse felice, che almeno lei lo vedesse il cielo. Niente di più niente al mondo potrà rimettere a posto le cose”. In scena una Miana Merisi che si da totalmente corpo e anima e ci restituisce, con grande sensibilità di attrice, i toni della tenerezza, dell’ironia, della pochezza, della disperazione.

 

TeatroPiemonteEuropa

VERGINE MADRE

di e con Lucilla Giagnoni                                         

Lo spettacolo è andato in onda su Rai Due Palcoscenico e ha ricevuto il Premio Persefone 2007 alla drammaturgia. Sei canti della Divina Commedia, probabilmente i più noti. Sei tappe di un pellegrinaggio nel mezzo del cammin di nostra vita: il viaggio (il primo canto dell’Inferno), la Donna (Francesca il V), l’Uomo (Ulisse, il XXVI), il Padre (Ugolino il XXXIII), la Bambina (Piccarda  il III del Paradiso), la Madre (Vergine madre il XXXIII del Paradiso). E’ la Commedia Umana di Dante, una strada che si rivela costeggiata da figure “parentali”. Quello che si compone, guarda caso, è il disegno di una famiglia. Dalla lettura dei canti scaturiscono storie. Il lato oscuro di Ulisse, l’aspetto meraviglioso e terribile del padre, la santità dei bambini, la lussuria di tutte le donne, la grandezza della madre… un percorso ricco, sorprendente e, soprattutto, confortante.

 

 

Figli D’arte Medas

BELLAS MARIPOSAS

Dal meraviglioso racconto di Sergio Atzeni, maestro indiscusso della nuova generazione di autori sardi, una lettura musicata dal vivo ricca di spunti e idee ironiche e malinconiche.

La storia di due fanciulle  nel contesto degradato della città di Cagliari, descritta e dipinta a metà tra invenzione letteraria e nuda realtà. La storia di due fanciulle che desiderano volare, leggere, nel cielo del proprio futuro, del proprio riscatto, come due variopinte e silenziose farfalle.